Ars celandi artem

Appunti per una grammatica della fantasia (museale)

 

wp_logopiccolo_bnL’omaggio reso al testo di Gianni Rodari non è un ammiccante artificio per catturare l’attenzione.

Per questo autore allegro, insegnante immaginifico, poeta civile, va coltivata una profonda gratitudine. Come per tutta una generazione di artisti-pedagoghi – Bruno Munari nel campo delle arti visive o Toni Comello in quello teatrale, per citarne solo due – che hanno consegnato alla consapevolezza di tutti (tranne che nelle stanze ministeriali e sindacali) alcune fondamentali verità:

  • La fantasia non è un capriccio infantile
  • La creatività non è un dono di natura ma una facoltà da sviluppare come qualunque altra, potenzialmente in ogni individuo e con esiti differenti e personali
  • L’apprendimento non deve essere una performance ma una gratificazione
  • Il gioco è una strada maestra nell’apprendimento
  • Ciò che si insegna non è ciò che si dice ma ciò che si fa, ossia si è esempio con la propria persona prima di ogni altra tecnica didattica

Da Montessori a Pizzigoni (ma forse si potrebbe risalire anche a Pestalozzi), fino a Don Milani e Mario Lodi e molto altri educatori noti o sconosciuti di ieri e di oggi, l’insegnamento è quello del fare, dell’avere piacere nel fare, nell’imparare dall’avere piacere.

Un insegnamento che ancora deve essere metabolizzato dalle agenzie formative italiane…


piantina sala 2

wp_logopiccolo_bnLa progettazione dell’attività didattica all’interno di un’esposizione museale è un’attività complessa che deve prefiggersi in primo luogo l’efficacia dell’esperienza che propone, dove l’efficacia va valutata in relazione alla capacità di rendere l’occasione di apprendimento veramente significativa per i bambini e i ragazzi (ma lo stesso varrebbe per gli adulti).

Tale efficacia è risultato di una progettazione attenta a cui concorrono:

  • l’analisi del materiale espositivo,
  • la ricerca di argomenti – storici e contemporanei – che possono inferire con tali materiali arricchendoli di senso,
  • la loro organizzazione finalizzata a stimolare l’intelligenza emotiva sia attraverso l’elaborazione dei contenuti che tramite la modalità di esposizione/interazione,
  • la drammaturgia del percorso didattico,
  • la progettazione di materiali hands on utili sia alla visita museale che al follow up scolastico,
  • la selezione e formazione degli operatori,
  • l’ascolto di buona musica e tutto ciò che di-verte e, quindi, produce informazione

Lo schema riportato qui sopra esemplifica come occorra organizzare attentamente il progetto didattico: quali sono i materiali esposti che verranno considerati nell’attività didattica, quali sono le tappe in cui è organizzato il percorso, qual è la durata della singola tappa… (nello specifico caso – la Sezione greca del Civico Museo Archeologico di Milano – dopo un avvio comune, gli operatori conducono i due gruppi-classe lungo due distinti percorsi che toccano i medesimi argomenti con due sequenze diverse).


Non molto diversamente dalla progettazione creativa di qualunque evento, il percorso museale deve essere organizzato minuziosamente, e tale “scrittura” tecnica dell’esposizione didattica, deve possedere ritmo, energia e credibilità, sollevare interrogativi e innescare ragionamenti, lasciando aperti i primi e portando a compimento i secondi.
Non bisogna avere paura della semplicità festosa della conduzione o della teatralizzazione dell’esposizione richiesta agli operatori. Né una né l’altra significano approssimazione, superficialità.
Al contrario la capacità di avere l’attenzione del “pubblico” è frutto di meccanismi ferrei per essere efficace – ritmi, cambi, coloriture, ascolto – per i quali occorre essere preparati quanto nel maneggiare le informazioni che si vogliono comunicare.

Come scriveva Galileo Galilei:

Il buon insegnamento è per un quarto conoscenza e per tre quarti teatro.


 

wp_logopiccolo_bnCosa significa inferire nell’attività spunti esterni al materiale espositivo?
Un esempio per tutti: l’esclusione delle giovani donne dall’istruzione nella società greca.
Nell’esposizione allestita presso il Civico Museo Archeologico di Milano appare solo un rapido accenno a questa discriminazione di genere, ma l’argomento riserva una forte valenza di significato per i ragazzi e infatti se ne fa uso sin dall’inizio della visita, come descrive l’operatore:

Appena accolte le classi nel museo ho pregato le ragazze di accomodarsi perché la visita era prevista solo per i ragazzi. Trattandosi di antica Grecia, mi pareva giusto rispettare quelle tradizioni: ai maschi l’istruzione, alle femmine l’economia domestica.

Lo stupore delle ragazze, che davanti alla serietà delle mie indicazioni diventava preoccupazione, che cercava salvezza attraverso le maestre, che iniziava a virare verso la delusione…E’ così semplice, volendolo, aprire la porta delle emozioni nei bambini e nei ragazzi per farsi ospitare con i contenuti che si vogliono condividere con loro…
Non so se è teatro, mi parrebbe pura intelligenza del rapporto insegnamento /apprendimento.

«Non vi vorrete mica lamentare!» ho tacitato seccamente domande e (timide) proteste (Essere un estraneo concede questo privilegio: poter giocare più registri senza che i ragazzi sappiano qual è quello vero).

«Sì che ci lamentiamo» ha ribattuto l’insegnante.

«E allora vi lamenterete come si lamentavano le donne greche. Vere professioniste del lamento. Greco, come usa per l’appunto dire.»
E fornita di un foglio con poche righe estratte dalla Medea di Euripide che la maestra doveva declamare e le ragazze ripetere in coro, ci siamo avviati in dolente processione verso la sala dove ci aspettava un concorso di bellezza per parlar di statue, un puzzle di cocci di ceramiche da ricomporre per parlar di arte vascolare, un viaggio bendato per parlare di labirinti…


 

greco

wp_logopiccolo_bnLa bellezza – al centro della ricerca filosofica e artistica della cultura greca – è un altro straordinario tema su cui ragionare con i ragazzi.
Ma da dove iniziare per affrontare la relazione tra soggettività e oggettività del bello, tra gusto individuale e valore universale? Perché estetica in greco significa sensibilità?
Un concorso di bellezza tra puffi, bambole, transformer, playmobiles e altra “statuaria” cara alla quotidianità infantile – in cui i bambini sono increduli e divertiti giurati – è un eccellente modo per iniziare a parlare di canoni estetici, proporzioni, realismo, bellezza del cuore e bellezza del pensiero… mentre il grande Policleto sicuramente ci ascolta divertito dalle nuvole….

 


“Non si impara che quello che ci emoziona

Questo principio che dovrebbe valere sempre, a iniziare dalla della relazione didattica quotidianità, diventa ineludibile in occasioni di eventi educativi singolari, contenuti nel tempo e nello spazio, come percorsi didattici, laboratori, spettacoli, concerti, incontri.

Di qui l’esigenza di usare di un intenso linguaggio artistico per elaborare i contenuti da socializzare, graduandoli in relazione alle fascia di età e alle loro possibili relazioni.

Un’elaborazione creativa che sappia coinvolgere attraverso il pensiero, le emozioni, il fare, innescando attenzione, divertimento e curiosità e proponendo percorsi di consolidamento didattico che ne proseguano l’utilità nella routine scolastica.

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